Wunderbar, il romanzo d’esordio di Ester Palma | Speechless Magazine

Wunderbar, il romanzo d’esordio di Ester Palma

Negli ultimi mesi molti titoli si stanno rincorrendo sulla linea rossa della passione, che si è imposta anche nelle librerie italiane con l’arrivo del discusso campione di incassi Cinquanta sfumature di grigio. Nonostante le critiche impietose, il successo di pubblico ha decretato l’inaugurarsi una nuova stagione della passione, con lo sbocciare di un filone narrativo che prima non godeva di tanta visibilità. Così su Amazon troviamo Wundebar – Il disertore, primo capitolo di una saga che, come leggiamo nelle prime righe della sinossi, ha come filo conduttore il desiderio e le pulsioni più profonde; inoltre, è la prima impresa letteraria di Ester Palma, già conosciuta dal pubblico italiano come giornalista de Il corriere della sera

L’autrice ci ha gentilmente rilasciato un’intervista, in cui ci ha raccontato come ha vissuto la sua prima esperienza come “mamma” di un libro, con tutte le soddisfazioni che ne sta ricavando, tenendo conto del fatto che il suo Wundebar – Il disertore è stato votato molto bene dalle lettrici, che lo hanno commentato in modo entusiasta. Un’intervista che ci regala una visione d’insieme dei retroscena del romanzo e delle motivazioni che si trovano alla base delle scelte narrative, permettendoci di immergerci al meglio nell’atmosfera del lavoro di esordio di Ester Palma. Enjoy!

1. Ciao Ester, grazie per il tempo che ci stai dedicando. Vorrei porti alcune domande sul tuo romanzo, Wundebar – Il disertore, e sulla tua esperienza come scrittrice autopubblicata. Per cominciare a rompere il ghiaccio, ti andrebbe di raccontarci come è nato il desiderio di avvicinarti alla scrittura e scrivere un libro?

Io sono sempre stata appassionata delle parole e della scrittura. Ho sempre desiderato scrivere, per lavoro e per passione. Non saprei dire quando ho iniziato, forse è una cosa nata con me. E ho sempre adorato inventare storie.

2. Quanto ci ha messo Wundebar – Il disertore prima di diventare il romanzo che oggi possiamo leggere?

Per Wunderbar ci sono state due stesure e molte riletture in mezzo. Io ho due problemi quando scrivo: il primo è che non ho molto tempo, anche se poi dico sempre che quando una cosa che hai dentro deve uscire, il tempo si trova da solo. Il secondo è che sono terribilmente perfezionista, non lascerei circolare una cosa con la mia firma senza curarla fino in fondo, la sola idea di un refuso mi fa soffrire.

3. Da cosa è nata l’ispirazione per la storia d’amore perno del romanzo?

Il desiderio. Era questo il punto iniziale. Cosa succede a due persone che si amano molto, si desiderano, ma non possono concretizzare, vivere fino in fondo la loro unione, tanto più che si trovano in una situazione limite? Sono partita da qui, il resto è venuto praticamente da solo.

4. Come mai hai scelto di ambientare il tuo romanzo durante la Seconda Guerra Mondiale?

La guerra? Era la situazione limite di cui dicevo prima, anni in cui anche i sentimenti assumevano per forza di cose una definizione nitida, precisa, netta. Esattamente il contrario della “società liquida” di oggi, secondo la celebre definizione del sociologo Zygmunt Baumann.

5. Quanto hai approfondito lo studio del periodo storico che hai scelto come ambientazione? L’impressione generale che si trae dal libro è che, lasciandoti trasportare dalla storia d’amore che stavi scrivendo, alla fine tu abbia perso il contatto con gli anni in cui è ambientata e con l’esercito da cui dipende la vita dei tuoi personaggi. È stata una scelta cosciente?

Quella di lasciare sullo sfondo la vicenda storica, che pure ha un’importanza decisiva nello sviluppo della storia per i motivi che ho spiegato, è stata una scelta precisa. Perché gli esseri umani sono sempre gli stessi, credo, indipendentemente dal periodo storico in cui si svolge la loro vita. Cambia semmai il modo di vivere i sentimenti, le passioni. Oggi Robin e Susanna, pur provando lo stesso amore, finirebbero a letto insieme forse al primo o al secondo incontro. E l’intensità della loro passione finirebbe per “annacquarsi”. Filtrati attraverso la violenza, la morte, il dolore, i loro sentimenti invece assumono una forza e una potenza invincibili, inevitabilmente.

6. Veramente non hai sentito di forzare eccessivamente gli eventi mettendo Robin e Susanna nella stessa cella, liberi di godere del reciproco conforto? Pensando all’esercito nazista, al suo rigore e agli abomini di cui si è macchiato, ti sembra un’evoluzione plausibile anche a posteriori?

Sì, che loro dormano insieme credo sia plausibile, certo. Perché la vicenda si svolge nella fase conclusiva della guerra, in un clima, almeno per i nazisti, da “fine del mondo”, quasi da “cupio dissolvi”. Credo si possano leggere in questa chiave anche i personaggi del generale Kloeden, capo dell’unità tedesca, stanco e disilluso, e della stessa dottoressa Reist, che desidera Robin per il suo corpo e la sua giovinezza. Ma in fondo è un sentimento, quello della fine imminente, con cui tutti i personaggi dell’esercito devono fare i conti. Senza ovviamente nulla dimenticare della violenza e delle atrocità commesse dall’esercito tedesco. E allora, in un clima del genere, perché non lasciare una piccola cuoca italiana di cui non importa a nessuno nella stessa cella di un disertore condannato a morte, cosa cambia? Tanto più che le condizioni logistiche sono difficili, l’esercito si sta ritirando e la caserma è strapiena, alla fine diventa una scelta obbligata.

7. Wundebar – Il disertore è disponibile su Amazon in formato kindle. Come molti autori emergenti hai quindi deciso di provare ad autopubblicarti. È stata la tua prima scelta o prima hai tentato di sottoporre il tuo romanzo a qualche casa editrice? E, in questo caso, cosa hai imparato da quest’esperienza?

Sì, ho anche provato a proporre il romanzo ad alcune case editrici. Ma i tempi sono lunghissimi, troppo, l’attesa mi annoia, forse con gli anni la pazienza cala. E allora ho deciso di metterlo su Amazon, anche se sapevo che non sarebbe stato semplice, perché il difficile è farlo circolare, conoscere. E poi il mercato italiano non è ancora maturo per gli ebook, credo, a differenza di quanto accade per quello di lingua anglosassone. In altre parole, un successo da 40 milioni di copie come quello delle “50 sfumature di grigio”, discutibile quanto si vuole e inesistente dal punto di vista letterario, ma partito dal web, credo che in Italia sarebbe per il momento impensabile.

8. Hai lavorato da sola sull’editing e sulla revisione del romanzo o ti sei avvalsa della collaborazione di amici o di professionisti del settore?

No, ho fatto tutto da sola. D’altra parte io scrivo e “passo” i pezzi dei colleghi per lavoro, non sono una dilettante. Però l’ho fatto leggere a un campione di amiche, tutte diverse per interessi e formazione, e ho tenuto conto dei loro consigli.

9. Su Amazon il tuo romanzo è votato molto bene dai lettori, che in generale lo consigliano. Sei soddisfatta del feedback che stai ricevendo? Te lo aspettavi?

Sì sono molto soddisfatta dei feedback. Parlano di emozioni forti, del desiderio di continuare a leggere per sapere come va a finire, di personaggi che non si dimenticano. Che sono esattamente le cose che un autore vorrebbe sentirsi dire, no? E poi sono contenta che le lettrici (anche quelle che non l’hanno letto su Amazon, ma attraverso il canale delle conoscenze dirette) abbiano colto l’erotismo che corre come un filo rosso per tutto il libro, l’ambivalenza fra i vari piani di lettura della storia, la tensione emotiva che si sviluppa insieme alla vicenda.

10. L’autopubblicazione si è rivelata un’esperienza edificante? Pensi possa essere una prova completa e formativa per uno scrittore?

Sì, avere il controllo totale del proprio lavoro è divertente, interessante, emozionante persino.

11. Tornando indietro compiresti ancora questa scelta?

Sì, credo proprio che lo rifarei, perché no?

 

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