Un uomo affamato non è un uomo libero | Speechless Magazine

Un uomo affamato non è un uomo libero

Premessa: Ti alzi la mattina e trovi nella casella di posta la richiesta della tua direttora: «Lo fai un pezzo sull’Ungheria?» Sull’Ungheria? E perché? Dato che è l’alba, e non tutti soffrono d’insonnia, non puoi certo chiedere direttamente al capo di cosa stia parlando e quindi – Dio benedica Google – scopri cosa è successo per conto tuo: a Budapest è stata modificata la Costituzione, dando un giro di vite ai diritti e alla libertà individuale degli ungheresi.

In verità, fai un po’ fatica, perché ne parlano in pochi, male, di fretta: sul Corriere della Sera, per esempio, c’è solo un lancio dell’Ansa, di sei righe. Su Repubblica devono per forza tirarci dentro Berlusconi, su SkyTG24 scopri che è già successo nel 2011 (con l’opposizione dell’estrema destra!), e ti chiedi se gli altri giornali non se ne siano accorti con due anni di ritardo. Così, riprendi possesso della tua autostima: non sei tu che ti sei fatta scappare una notizia. È che in Italia, come al solito, di politica estera non gliene importa una cippa a nessuno.

Svolgimento: Se Repubblica riporta correttamente i fatti, la questione sta in questi termini. Fidesz, partito che fa parte del PPE, il Partito popolare europeo, nel quale confluisce anche il PDL, e che prima delle elezioni aveva incoronato Monti quale leader dei moderati italiani, ha la maggioranza nel Parlamento ungherese. Il premier Viktor Orbàn, potendo contare sui due terzi dei voti, ha fatto approvare alcune novità: l’esecutivo potrà limitare la libertà d’espressione, se questa lede «la dignità della Nazione, dello Stato e della persona», inoltre si vietano i «discorsi di odio», indicazioni così vaghe da poter permettere tutto e il contrario di tutto; l’unica famiglia riconosciuta è quella unita in matrimonio, con lo scopo di avere figli; non a tutte le religioni verrà attribuita pari dignità; soprattutto la Corte costituzionale non potrà più sollevare obiezioni di sostanza sugli emendamenti alla Costituzione, proposti da chi è al potere in quel momento, il quale non avrà perciò alcun argine alla propria azione. (Viene indicato un altro punto: il vecchio partito comunista è definito, nella Costituzione, «associazione criminale» e, per Repubblica, questo aprirebbe la strada ai processi politici. Va ricordato che in Italia è stato fatto lo stesso con il partito fascista: quando un Paese ha vissuto una dittatura, cerca di chiudere la porta a un suo ritorno. Non c’è differenza di colore. Basta farsi un giro a Cracovia, nello splendido Museo della Città, allestito nella vecchia fabbrica di Schindler, per capirlo: i polacchi hanno provato sulla loro pelle sia nazismo che comunismo, e li mettono sullo stesso piano.)

Forse dovrei dire che sono sorpresa, almeno per salvare le apparenze, e invece no. Non lo sono. Anche l’Ungheria sta vivendo una pesantissima crisi economica: l’ultimo cambio parlava di 300 fiorini per un euro. Sono stata a Budapest, pochi mesi fa, e gli homeless – soprattutto anziani – sono così numerosi che ti trovi di fronte a curiosi quadretti nei giardini pubblici: famigliole a spasso siedono e riposano di fianco a coppie di barboni, che lavano i loro pochi averi nelle fontane pubbliche. Noi li evitiamo perché ci ricordano i nostri peggiori incubi, lì sono parte del paesaggio. E non chiedono nulla: due mondi che convivono senza neppure sfiorarsi.

Quando la povertà e la paura della povertà aumentano si è disposti a sospendere, se non a barattare, le proprie libertà per una maggiore sicurezza. Orbàn è stato votato dagli ungheresi, e con lui i parlamentari che hanno votato a favore delle sue proposte. Ha già messo mano alla Costituzione due anni fa, ed è ancora al potere. Come diceva il politico americano Adlai Ewing Stevenson: «Un uomo affamato non è un uomo libero». E, in fondo, anche da noi in tanti hanno dato il voto a chi ha promesso i processi di piazza e teorizza la necessità di rinunciare al proprio ego per un bene superiore.

Purtroppo il processo spesso non è reversibile pacificamente; e il potere che viene dalla povertà della popolazione si rafforza perpetuando i motivi della crisi e non risolvendo i problemi che l’hanno determinata. Quindi bisogna chiedersi: ne vale la pena? (Per me, no.)

    Anna Talò

    Autrice, giornalista, consulente editoriale, traduttrice. È coautrice di "Io per prima. Storie di donne mantovane che hanno precorso i tempi" (Provincia di Mantova -2004); ha scritto "Le vere signore non parlano di soldi" (Corbaccio, 2007), "Meditazioni per donne sempre di corsa" (Corbaccio, 2011) e "Sii preparata! Esploratrici GEI da 100 anni" (Edizioni Cngei, 2011). A settembre esce, sempre per Corbaccio, il suo primo romanzo.

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