Guida ai buoni propositi per l’Anno Nuovo | Speechless Magazine

Guida ai buoni propositi per l’Anno Nuovo

Non inizia anno senza buoni propositi. Solitamente, sono un colossale autogol: ci ripromettiamo di fare sfracelli, tipo “Quest’anno compro solo due paia di scarpe” (lei) o “Smetto di guardare le altre quando sono con mia moglie” (lui) e poi ci smentiamo nel giro di qualche giorno, sentendoci malissimo per avere la forza di volontà della dimensione di un criceto. Forse sarebbe ora di abbassare il tiro, scegliere obiettivi più semplici, per non intaccare la nostra autostima e, per di più, fare qualcosa per migliorare il piccolo mondo che ci circonda.

Ad esempio:

  • Al diavolo la foca monaca: salviamo l’italiano. 

Comprendo la necessità di escamotage quando si hanno a disposizione pochi caratteri, ma perché scrivere kaspita al posto di caspita? Che vi ha fatto di male la “c”? Anche accenti e apostrofi non sono elementi decorativi da seminare qua e là con piglio creativo: in genere i monosillabi non si accentano (io so, non “sò”); po’ si scrive con l’apostrofo che va anche fra l’articolo indeterminativo e le parole femminili che iniziano con vocale.
Cominciamo così, poi nel 2014 passiamo al congiuntivo.

  • Smettiamo di citare Voltaire a sproposito.

Quello che avete appena letto o sentito dire vi ha fatto partire un embolo, ma volete dimostrare di essere superiori e quindi ve ne uscite con una delle citazioni più abusate della storia moderna: «Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire». Non è vero, naturalmente, e ve ne rendete ben conto appena vi fanno notare che siete ingrassate o che la vostra squadra del cuore merita la retrocessione per ladrocinio. Potreste risparmiarvi una bugia. In ogni caso, Voltaire non ha mai dichiarato nulla del genere: si tratta, in realtà, di una frase che la scrittrice inglese Evelyn Beatrice Hall fa pronunciare al filosofo francese in The Friends of Voltaire, del 1906, e poi in Voltaire In His Letters, del 1919. Lo raccontò lei stessa: «È una mia espressione, finita erroneamente fra virgolette». Anche Oscar Wilde si dovrebbe lasciar stare se gli si vuole davvero bene: non avrebbe amato essere speso con tanta facilità. 

  • Leggete più che potete, non ha mai controindicazioni.

Quest’anno meno di un italiano su due ha letto almeno un libro: è un dato scan-da-lo-so. In compenso più della metà frequenta i social network quindi, prima di commentarli, se non altro leggete i link postati e non limitatevi a dare un’occhiata ai titoli, convinti di sapere già tutto quello che vi occorre e che la conoscenza vi è stata infusa dallo Spirito Santo alla nascita (anche perché i titoli sono spesso fuorvianti). Si scatenano discussioni davvero sgradevoli che si basano esclusivamente sul pre-giudizio, perché in realtà non si cerca il confronto: si vuole sfogare la propria frustrazione sul primo che passa e sul web le conseguenze sono sicuramente minori che insultando il capo. È un’occasione di crescita persa, però. Mai come in questo momento conoscere i dati oggettivi, e andare oltre la prima verità a buon mercato che ci propinano, è fondamentale per non lasciarsi menare per il naso: si può essere incatenati agli altri in un destino comune, e rimanere liberi lo stesso, almeno di testa. Bacone, quando diceva che sapere è potere, aveva i suoi ottimi motivi. E, comunque, se dovete fare un regalo, donate libri.

  • Scendete dalle barricate, ché poi cadete e vi fate male.

L’essere umano non è un monolite e pertanto tende a strabordare da definizioni e categorie. Conosco militanti di estrema sinistra e di estrema destra con molti più punti in comune di quanto sospettino, se solo si parlassero e non si picchiassero tutte le volte che si incontrano; atei più pietosi e caritatevoli di certi cattolici praticanti; credenti più disponibili al dubbio dei miscredenti; uomini più romantici delle donne e donne più traditrici degli uomini. Non siamo fatti con lo stampino. Se si è intelligenti e si parte dall’osservazione della realtà nuda e cruda, l’occasione di trovare punti in comune aumenta esponenzialmente: far parte di un gruppo fa sentire meno soli, più forti, è vero. Ma ci si preclude lo sballo di giocare su diversi tavoli e la quotidianità diventa più routinaria del necessario. Si possono vivere molte vite diverse in una sola, se non si sta perennemente in guerra.

    Anna Talò

    Autrice, giornalista, consulente editoriale, traduttrice. È coautrice di "Io per prima. Storie di donne mantovane che hanno precorso i tempi" (Provincia di Mantova -2004); ha scritto "Le vere signore non parlano di soldi" (Corbaccio, 2007), "Meditazioni per donne sempre di corsa" (Corbaccio, 2011) e "Sii preparata! Esploratrici GEI da 100 anni" (Edizioni Cngei, 2011). A settembre esce, sempre per Corbaccio, il suo primo romanzo.

    More Posts - Website

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato.

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

    Musica e ArteCinema e Serie TVLetteratura Speechless on Facebook Speechless on Twitter Attualità Speechless on YouTube