Giro di Voci #1 | Speechless Magazine

Giro di Voci #1

Tra i songwriter più originali in circolazione, Alessandro Fiori ha alle spalle la lunga esperienza come cantante e paroliere dei pirotecnici Mariposa:La mia band-madre, con cui sono partito e arrivato dove sono. Abbiamo fatto tante cose con libertà e forse un po’ di spocchia. Comunque, ci siamo creati un nostro piccolo spazio con cocciutaggine e coerenza d’approccio, non perché pensassimo che l’indie avesse bisogno di noi ma perché semplicemente noi stessi avevamo bisogno di noi. A novembre dell’anno scorso sono uscito dal gruppo perché non riuscivo più a dare e ricevere come prima”.

L’esordio solistico del 2010, Attento a me stesso, era stato annunciato come “Il disco del moto a luogo”, mentre il nuovo Questo dolce museo come “il disco dello stato in luogo”: “Ciò che scrivo è filtrato, è il mio olio essenziale e il mio divenire. Ciò che scrivo sono io ancora più di me stesso e non comprende la teatralità della rappresentazione esperienziale, gli (auto)inganni del relazionarsi, del trovarsi un posto, darsi un senso e così via. Capisco qualcosa di me solo ascoltando i miei brani, che a volte infatti non capisco bene. Attento a me stesso è stato fondamentale, legato a un momento di passaggio con cambiamenti: “moto a luogo” perché la mia vita è approdata altrove. Questo dolce museo, invece, è nato all’ombra di una creazione unica, più grande: mia figlia. È una frenata, una pausa durante la quale forze e ingegno bruciano per lei e per sua madre, che ne è in simbiosi l’alter ego. Ho osservato, mi sono svuotato e riempito, e l’album non poteva far altro che assecondarmi”. A dispetto degli arrangiamenti curatissimi e dei tanti strumenti impiegati, Questo dolce museo è nel complesso maggiormente uniforme, delicato e avvolgente: “Sto aspettando i pareri altrui, ma senza dubbio è un lavoro molto diverso dal primo disco, che di base aveva un ritmo più vario e un impasto timbrico più acustico”.

Fiori si rapporta al meglio con la nostra tradizione cantautorale, da Lucio Dalla a Enzo Jannacci, e al contempo esalta la sua verve eccentrica:Credo che Dalla e Jannacci fossero ben più eccentrici di me. Se si vive con pudicizia, curiosità e responsabilità, l’essere artista giorno per giorno è sintesi tra memoria storica e innovazione”. La poetica, immediatamente riconoscibile, dosa sensibilità e ironia, così come citazioni alte e basse, da Hemingway al SuperTeleGattone: “Mi fa piacere che la mia poetica sia riconoscibile, che di mio si leggano poesie, racconti o canzoni. Il mix di sensibilità e ironia, attitudini che vanno abbastanza di pari passo, è caratteristica di altri colleghi, come Dente o Brunori Sas. Basti poi pensare a eccellenti esempi del passato quali Pier Paolo Pasolini, Enzo Biagi, Carmelo Bene e Federico Fellini. Se un testo non viene fuori, vuol dire che non è pronto o che addirittura non c’è, quindi – anziché perder tempo nel cercare di estrapolare qualcosa di poco autentico – preferisco dipingere”. Ecco, la pittura è da sempre una passione, tanto che il musicista toscano ha curato personalmente la copertina di Questo dolce museo: “La veste grafica è in sintonia con lo spaesamento generale. Sono impaziente di vedere mia figlia disegnare, la prima modalità espressiva alla quale ancora oggi mi dedico. Con la mia compagna abbiamo inaugurato l’Ibexhouse, studio/laboratorio dove sono già state ideate le confezioni dei miei ultimi cd e dei miei prossimi progetti, Betti Barsantini e Assodifiori. L’artwork trasmette al disco direzionalità comunicativa, oltre che dignità e valore in quanto oggetto fisico”. A proposito di Betti Barsantini, duo fondato assieme a Marco Parente, e Assodifiori, in coppia con Alessandro “Asso” Stefana, il futuro si prospetta in fermento: “Il debutto dei Betti Barsantini sarà molto pop, fresco e diretto, venato di punk. Mi aspettano anche l’uscita del primo album di Assodifiori e del vinile Cascata, a mio nome”. Per surreale conclusione, cosa racchiuderebbe Alessandro Fiori nelle teche del suo personale museo? “Un orto coltivato con amore, un pollaio, una cagnetta, dei funghi porcini e parecchia legna da ardere”.

GRANDANGOLO

Alt-J – An Awesome Wave
È nato il folk step, è arrivato l’esordio-chiave del 2012. Premendo Alt e J sulla tastiera di un computer Mac appare il triangolare simbolo Delta, che nelle equazioni esprime cambiamento. La band inglese cambia a sua volta le regole dello storytelling fondendo tradizione e modernità.

David Byrne & St. Vincent – Love This Giant
L’ex leader dei rivoluzionari Talking Heads, nome di punta della new wave, e una delle più innovative songwriter di oggi, capace di destrutturare la forma-canzone con la sua chitarra elettrica, uniscono le forze per un disco realizzato a metà. Pop-rock sperimentale con fiati sontuosi.

Cat Power – Sun
L’eroina del cantautorato minimale e sofferto torna con un album spiazzante. Fa tutto da sola: compone, suona, canta, produce. Una svolta elettronica, qua e là screziata di venature etno, che tende verso l’esterno con immediatezza e si lascia a tratti illuminare da un nuovo ottimismo.

The Xx – Coexist
Con l’omonimo debutto ci aveva consegnato uno dei capolavori degli anni Zero. Ora il trio londinese conferma le belle promesse con un pop che unisce il calore soul delle voci alla glacialità dell’elettronica, avvolge con cupezza o si fa ballabile preservando intimismo. Da ascoltare in cuffia.

Yeasayer – Fragrant World
Alchimisti neo-psichedelici al terzo album, i tre artisti newyorkesi proseguono nell’ibridare dance, funk e R&B, trame sintetiche, ritmiche tribali, nuance esotiche, voci filtrate e infettive melodie freak. Specchio di un mondo stimolante, dove i confini di genere sono stati per fortuna aboliti.

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