Buon compleanno, zia Jane! | Speechless Magazine

Buon compleanno, zia Jane!

In occasione del compleanno di Jane Austen, celeberrima scrittrice inglese nata a Stevenson il 16 dicembre 1775, Speechless ha deciso di regalare, a voi fantastici lettori che ci seguite sempre con affetto, una chicca ancora inedita in italiano. Nella fattispecie una lettera che il poeta scozzese Andrew Lang ha scritto, nel lontano 1886, per una delle scrittrici predilette. 

Lettera di Andrew Lang a Jane Austen dopo la sua morte

Signora, se alle gioie del vostro stato presente manca una visione dei piccoli difetti e delle manie degli uomini, non posso che pensare (se il pensiero è lecito) che i vostri piaceri siano tuttora incompleti. Inoltre, è sicuro che una donna di talento che un tempo ha avuto a che fare con la letteratura non perderà mai il suo amore per la discussione inerente a quel delizioso argomento, né smetterà di apprezzare ciò che (nel gergo della nostra nuova epoca) è definito “L’officina letteraria”. Per queste ragioni tento di trasmettervi alcuni indizi dello stato presente di quella gradevole arte che voi, signora, avete innalzato al massimo grado di perfezione.

A proposito delle vostre opere (immortali, come credo), non ho niente da dire che non sia interamente di sostegno a una che, tra le donne di lettere, era quasi unica nella sua libertà dalla vanità letteraria. Voi non siete un’autrice molto popolare: i vostri libri non si trovano in copertine sgargianti su tutti gli scaffali: o, se si trovano, non sono letti con avidità dalle Emma e dalle Catherine della nostra generazione. Non è molto che un colpo è stato inferto (nella valutazione di chi è irragionevole) alla vostra immagine di autore dalla pubblicazione delle vostre lettere familiari. Il curatore di queste epistole, purtroppo, non ha sempre colto le vostre arguzie e ne ha aggiunte altre che sono troppo palesemente opera sua. Mentre gli sconsiderati sono rimasti delusi dall’assenza del vostro squisito stile e umorismo, i più saggi sono rimasti convinti dalla vostra saggezza. Nelle vostre epistole (conoscendo i destinatari) voi non avete riferito altro che chiacchiere personali sulle novità più recenti, che per loro erano sufficienti; ai vostri libri avete riservato contenuti ed espressioni che sono immortali. I vostri ammiratori, se non molto numerosi, includono persone di gusto che, per voi, accettano di violare la regola, o di disfarsi dell’abitudine che comunemente li limita a una lode moderata.

È difetto dell’intera arte sembrare antiquata o fiacca agli occhi della generazione successiva. I costumi della vostra epoca non sono i costumi di oggi e i giovani signori e le signore che pensano che Scott sia “lento” ritengono Miss Austen “cerimoniosa” e “monotona”. Tuttavia, anche se voi poteste ritornare fra noi, fatico a credere che, parlando il linguaggio del momento, come potreste fare, e vi adeguaste alle abitudini del nostro tempo, conquistereste l’ammirazione generale. Perché come sono miti, signora, i vostri personaggi, e specialmente le vostre beneamate eroine! Com’è limitata la vita che avete conosciuto e descritto! Com’è corretta la vostra grammatica!

Come eroine, per esempio, avete scelto donne come Emma, ed Elizabeth, e Catherine: donne che non sono rimarchevoli né per la brillantezza né per la bassezza della loro nascita; donne rinchiuse nelle loro preoccupazioni e in quelle della loro parrocchia, ignoranti del male, sembrerebbe, e inconsapevoli di desideri frivoli e di interessanti dubbi. Chi può impegnare la sua fantasia con il loro combinare matrimoni e con la condotta dei loro affetti, quando tante altre eroine ardimentose e abbaglianti si avvicinano a stimolare l’attenzione? Qui ci sono principesse vestite in velluto bianco stampato con dorati fleur-de-lys – donne dal cuore di ghiaccio e labbra di fuoco, che contano i loro rubli a milioni, gli amanti in gran numero, e persino i mariti, molto spesso, in cifre di una certa importanza. Con loro ci sono le immacolate figlie di itineranti musici italiani – fanciulle la cui anima non è stata sfiorata dalla contaminazione delle nostre strade, e la cui conoscenza dell’arte di Fidia e di Prassitele, di Dedalo e di Scopas è la più ammirevole, perché interamente derivata dall’amorevole studio delle riproduzioni in gesso fatte a Parigi e vendute dall’uomo dietro l’angolo. Quando tali eroine sono corteggiate da nipoti di duchi, dove sono le vostre Emma ed Elizabeth? I vostri libri non eccitano né soddisfano le curiosità risvegliate da quella narrativa moderna e scientifica che è tanto ammirata, ho appreso, negli Stati Uniti come in Francia e in patria.

Voi avete errato, non si può negare, con gli occhi aperti. Conoscendo Lydia e Kitty così intimamente, perché le avete rese due personaggi così insignificanti? Con Lydia come eroina sareste potuta arrivare lontano; e se aveste dedicato tre volumi, e la massima parte del vostro tempo, alle passioni di Kitty, avreste potuto occupare il vostro posto, anche oggi, in una biblioteca circolante. Come Lyddy, appollaiata all’angolo del tetto, vide per la prima volta Wickham; come, per raccogliere una sfida, egli s’inerpicò su per una scala per raggiungerla; come si baciarono, si accarezzarono, dondolarono insieme sui cancelli, si incontrarono saltuariamente, e infine fuggirono: tutto ciò avrebbe potuto essere messo in bocca a una gelosa sorella maggiore, diciamo a Elizabeth, e voi non sareste stata meno celebre di molti beniamini del nostro tempo. Se aveste scritto tutta la storia al presente e aveste indugiato affettuosamente sulla grossezza delle gambe di Mary e la morbidezza delle guance di Kitty, e la bionda sofficità dei favoriti di Wickham, avreste lasciato un romanzetto tuttora caro alle giovani lettrici.

O, ancora, potreste tuttora estasiare gli onesti studenti se aveste concentrato la vostra attenzione su Mrs. Rushworth, che fuggì con Henry Crawford. Queste sarebbero dovute essere le figure principali di Mansfield Park. Ma voi timidamente rifiutaste di occuparvi della Passione. “Che altre penne” scrivete “indugino sulla colpa e sulla miseria. Io abbandono questi odiosi argomenti appena posso.” Ah, ecco il segreto del vostro fallimento! Devo aggiungere che la volgarità e la ristrettezza dei circoli sociali che descrivete danneggiano la vostra popolarità? Fatico a ricordare più di una donna con un titolo nobiliare, e un numero molto scarso di aristocratici (e costoro inessenziali) in tutte le vostre storie. Ora, quando tutti noi desideriamo di essere in società, richiediamo in ogni caso grandi quantità di titoli nobiliari nei nostri romanzi, e troviamo aristocratici (e molto bizzarri) persino negli autori Repubblicani, nati in un Paese che nella vostra epoca non era famoso per la sua letteratura. Ho sentito un’osservazione critica, con una decisa aria di mondanità, sul breve anticipo con il quale i vostri personaggi si invitano a cena. “Fu inviato un invito a cena per il giorno successivo,” e questo dimostra che la vostra conoscenza “usciva” molto poco, e aveva ben pochi impegni. Quant’è volgare, poi, una delle vostre eroine, che invita Mr. Darcy a “risparmiare il fiato per raffreddare il porridge.” Arrossisco per Elizabeth! È superfluo aggiungere che i vostri personaggi sono svalutati dal fatto di essere tutti invariabilmente membri della Chiesa d’Inghilterra, la religione di stato. L’entusiastico Dissenziente, quell’anima aperta che scivola dal Buddismo esoterico all’Esercito della Salvezza, e dal più alto Panteismo al più elevato Paganesimo, lo cerchiamo invano tra gli esempi del vostro studio di caratteri. Anzi, proprio le parole che sto usando hanno un suono sconosciuto per voi; allora come potete voi aiutarci nella fatica dei travagli dell’anima?

Potreste dire che i travagli dell’anima non sono affar vostro; provando così di avere in verità una bassissima concezione del lavoro del romanziere. Ricordo un solo riferimento in tutte le vostre opere alla controversia che occupa la massima parte della nostra attenzione – il grande dibattito su Creazione o Evoluzione. La vostra Jane Bennet esclama: “Non ho idea se ci sia un così grande Disegno nel mondo come alcune persone immaginano.” Né voi trattate le forti questioni sociali, la Legge sulla Proprietà Fondiaria, se non quando Mrs. Bennet appare come una riformatrice della suddetta legge e inveisce amaramente contro la crudeltà del “portar via una casa a una famiglia con cinque figlie a favore di un uomo per il quale nessuno prova interesse.” Là, signora, in quell’espressione così crudelmente ingiusta, che base avevate a disposizione per un tendenz-romanz! No, potete consentire a Kitty di riferire che un soldato è stato frustato senza introdurre un capitolo sulle Fustigazioni in atto nell’esercito. Ma formalmente vi siete rifiutata di estendere il vostro discorso qui e là, “con così tanto inutile spazio dedicato a qualcosa che non è connesso con la storia.” Niente “imbottiture” per Miss Austen! In verità, signora, poiché siete nata prima della nascita dell’Analisi, o della Passione, o del Realismo, o del Naturalismo, o dell’Insolenza, o della Tolleranza religiosa, davvero non potete sperare di rivaleggiare con le vostre sorelle in letteratura nella trattazione della mente di una generazione confusa. Le vostre eroine non sono appassionate, noi non vediamo le loro guance rosse e umide, né le trecce scomposte alla maniera della nostre giovani e schiette Menadi. Cosa dice la vostra migliore epigona, una donna che aggiunge nuovo lustro a un nome che nel genere romanzesco eguaglia il vostro? Ella dice di Miss Austen: “Le sue eroine hanno un loro marchio.Esse posseggono un certo gentile rispetto per loro stesse e umorismo e un cuore duro… Per loro amore non vuol dire passione ma piuttosto interesse, profondo e silente.” Io penso che si dovrebbero preferir, e che le donne inglesi dovrebbero essere, più come Anne Elliott che come Maggie Tulliver. “Il pregio che riconosco al mio sesso è quello di amare più a lungo quando la vita o quando la speranza se ne sono andate,” disse Anne; forse insisteva su una prerogativa che nessuno dei due sessi può rivendicare tutta per sé. Ah, signora, quale sollievo è ritornare ai vostri libri arguti, e dimenticare le follie di oggi nelle manie di Mr. Collins e della signora Bennet! Com’è fine, o meglio, com’è nobile la vostra arte nella sua delicata riservatezza, che mai insiste, mai forza l’appunto, non spinge mai il ritratto verso la caricatura! Voi avete lavorato, inconsapevolmente, nello spirito dei Greci, su un lavoro felicemente circoscritto e squisitamente strutturato. “Cari libri,” diciamo con Miss Thackeray, “cari libri, luminosi, splendenti d’arguzia e d’animazione, nei quali rimaniamo incantati da eroine semplici, fuggono via le ore d’inerzia e persino la noia è affascinante.”

Traduzione di Mara Barbuni

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    Speechless Magazine è una rivista on line, ma non lo è fino in fondo. Ovvero, non nasce con queste premesse. Potete, infatti, scaricarla gratuitamente, ma l’idea è quella di un prodotto dell’editoria vecchia scuola. Idealmente sfogliabile, è tanto ricca dal punto di vista grafico da trasbordare la bidimensionalità dello schermo.

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